IL FUOCO CHE MUOVE I MONDI (parte II)
By Voicepopuli • Feb 23rd, 2010 • Category: Filosofeggiare
VOICEPOPULI RINGRAZIA NUOVAMENTE GIULIANA CONFORTO PER IL PREZIOSO ARTICOLO
Se il “debole” provoca l’eros, s’intravede il disegno diabolico delle tre religioni monoteiste: gestire e controllare l’eros è il modo migliore per evitare il
contatto diretto con il super-naturale. Ma c’è anche tanatos, si obietterà; si certo, ed è facile mostrare che tanatos è l’effetto dell’altro campo nucleare, il forte, utilizzato nelle centrali nucleari. Allora si può capire che eros e tanatos, presenti in ogni tragedia umana,lo sono anche in ogni nucleo atomico. La natura unisce ciò che le religioni hanno preteso di dividere, eros e tanatos, bene e male. “Se questa scienza che tanti vantaggi porterà all’uomo non servirà all’uomo per comprendere se stesso, si rigirerà contro l’uomo” fu la profezia di Giordano Bruno, confermata dai falsi confini che lacerano l’essere umano.
Dopo quattro secoli di scienza tutti ignorano gli effetti sul corpo umano dei due campi nucleari, “debole” e “forte”. I biologi ci dicono che i geni umani sono poco di più di quelli di un moscerino. Che cosa osservano i biologi? La luce riflessa dai geni visibili, il campo elettromagnetico; osservano quindi il misero 4% non il cospicuo 96% che può stare ovunque, anche dentro i nostri corpi, composti di atomi… vuoti. Dovremmo saperlo tutti, perché lo studiamo a scuola; l’atomo è “vuoto”, ma il “vuoto” è pieno di energia e di particelle invisibili, hanno scoperto i fisici negli anni ‘30 del secolo scorso; non ne parlano con i biologi però. È sul “vuoto” che artisti, saggi e poeti danno da sempre uno poderoso contributo, riconoscibile anche nelle scoperte scientifiche, se ne comprendessimo il significato umano.
Il “debole” è uno dei due campi che compongono la Forza Elettrodebole, scoperta negli anni ‘80; è il lato invisibile e più negletto dei due, mentre l’altro lato è il ben noto campo elettromagnetico, l’intermediario di quasi tutte le osservazioni scientifiche. Qualcuno potrebbe chiedersi se i due campi, debole ed elettromagnetico, sono i due lati della Forza, portata sugli schermi dalla Saga di Guerre stellari. Vogliamo riunire scienza e fantascienza?
Si e non solo; anche l’arte, la letteratura e la musica, vogliamo riportare al centro l’uomo, l’autore e il fruitore di tutte le discipline, vogliamo essere liberi dalla teocrazia che finora ha dominato in un modo o nell’altro tutte le società.
Se la Vita è la Forza Elettrodebole che ha un lato oscuro, l’elettromagnetico, e uno luminoso, il “debole”, tutto si spiega in modo semplice e umano, anche perché la scienza accademica è schierata con il lato oscuro, l’unico campo che può osservare con gli strumenti.
Il lato “debole” della Forza ha tutte le note peculiari della vita, oltre la manualità già citata, l’estrema celerità di processi vitali quali la produzione di amminoacidi, il ripiegamento delle proteine, la secrezione ormonale, il concepimento, lo sviluppo embrionale e anche l’orgasmo. E se il “debole” fosse non un campo informe, come propone l’immaginario scientifico, ma ricco di forme cangianti, mobili e commoventi?
I tre bosoni, W+, W- e Z°, copiosissimi e dotati di grande massa, possono comporre singoli corpi e anche un massiccio e fremente universo cristallino, così come solo tre tipi di particelle (neutrone, protone ed elettrone) compongono tutto l’universo visibile. Siamo di fronte al mobile cielo cristallino di cui parla Dante?
Si, e sarebbe proprio il Paradiso perché l’informazione in un cristallo è diffusa all’instante in ogni sua parte, non è distorta o manipolata, come in TV. Quello cristallino è un universo ricco di armonia. C’è di più: è legato a quello visibile. I tre bosoni W+, W- e Z°, infatti, penetrano tutti i corpi; gli strumenti metallici non se ne possono accorgere, ma gli organismi, soprattutto quelli umani, verticali e dotati di miliardi di sofisticati recettori, si.
Quindi quello cristallino è il paradiso dal quale non siamo divisi, ma del quale possiamo essere partecipi. I tre bosoni possono comporre il corpo igneo di ogni singolo essere, il corpo di luce, dipinto da molti artisti e oggi illustrato anche nei film.
“La morte è un dissolversi dei vincoli” dice Bruno, la separazione tra i due corpi, l’igneo, invisibile ed eterno, e il fisico, visibile e mortale. E allora? Allora la morte non è la fine; è solo “un dissolversi dei vincoli”, uno spogliarsi dell’abito che ci rende visibili sulla scena apparente, il corpo fisico, un involucro composto di atomi, “vuoti” per la nostra cieca scienza, pieni di luce per i poeti che ne hanno colto la fremente essenza.
Oggi milioni di esperienze di pre-morte in tutto il mondo, indipendenti dalla condizione sociale e dal credo religioso, confermano l’esistenza del corpo di luce e di un mondo dove i “morti” vivono felici. Chi compie l’esperienza ha la certezza della loro realtà, ne sente l’emozione viva, conserva il ricordo di una capacità d’amare che va oltre l’orizzonte visibile.
L’arte e la letteratura di tutti i tempi lo hanno sempre superato in un modo o nell’altro e oggi lo superano, in parte, anche le scienze. L’esistenza di infiniti universi è ormai riconosciuta dai cosmologi che però trascurano il “debole” l’unica forza che può unirli.
Perché?
La risposta è incredibile, ma vera. Il “debole” è imprevedibile, intrattabile con la matematica usata per gli altri campi, non si concilia con l’atto di “fede” comune a tutte le scienze: il linguaggio universale, con cui la natura comunica agli uomini, è la matematica. È una disciplina di sicuro affascinante, ma che dire se il linguaggio universale fosse, invece, la musica?
La musica comprende la matematica e anche le emozioni che la matematica, invece, esclude.
La musica ha molti tempi; i fisici credono al tempo unico, lineare, ignorano l’opera dei tre bosoni che può comprendere infiniti tempi e persino discendere “dalle stelle alle stalle”, dalle sue altissime frequenze originarie a quelle basse dei corpi naturali. Infatti “discende” tramite l‘eco, i moti del sangue, che sentiamo come emo-zioni. (emo vuol dire sangue in greco)
Ed ecco il gioco del potere, la divisione. Gli antichi lo riconoscevano nel motto “divide et impera” e i moderni lo applicano ancora: alcuni si schierano con un lato, altri contro e così tutti favoriscono il gioco del potere. Se la Vita è una forza universale, come hanno sempre detto i poeti, ed è la Forza Elettrodebole, come propongo, la via è l’unità di tutti i suoi lati che nulla hanno a che fare con gli schieramenti politici, né con le scienze, che escludono l’eros, e le religioni che lo reprimono.
La via è la Vita, l’unità di infiniti universi, la verità che ci rende liberi se siamo disposti a superare i confini.
Quali?
Tutti, perché tutti sono inventati e utili a conservare il potere.



























