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MANILA: SOLDATI, SESSO E CECITA’ DI GOVERNO

By Voicepopuli • Mar 2nd, 2010 • Category: World

VOICEPOPULI RIPRENDE UN ARTICOLO TRATTO DAL LIBRO DI ROBERTO MAURI INTITOLATO: “SOTTO IL CIELO DI MANILA”

Per mesi e mesi nelle Filippine si è discusso del cosiddetto VFA, Visiting Forces Agreement, un contratto di accordo che avrebbe permesso al governo statunitense di tornare nell’arcipelago con i propri soldati ed aprire nuove basi militari americane. L’argomento è scottante e naturalmente la strumentalizzazione che a vari livelli tutti hanno cercato di fare, è indecente.

L’accordo prevede per gli americani il diritto di inviare nelle Filippine le loro forze armate e di installare delle basi militari, come accadde già anni ad Angeles e ad Olongapo.

Per formalizzare il contratto, il Presidente Estrada sentiva che i tempi non erano maturi, così temporeggiò per molte settimane aspettando il consenso popolare più ampio possibile. Dalle colonne dei giornali e delle Tv, Estrada non si faceva mai mancare il piacere di raccontare ai suoi cittadini che l’arrivo dei soldati americani non poteva che essere d’aiuto alle Filippine e che in fondo avere tra i piedi per una cinquantina d’anni dei ragazzotti muscolosi provenienti da New York o dalla California, non sarebbe stato peggio della crisi economica asiatica.

Sfortunatamente le Filippine hanno già conosciuto le uniformi americane. Gli Stati Uniti d’America, dopo aver liberato l’Arcipelago dalla colonizzazione spagnola che occupava queste terre da trecento anni, hanno pensato di fare la stessa cosa, occupando a loro volta questo Paese per mezzo secolo.  Dopo la colonizzazione, gli americani hanno ottenuto il permesso di rimanere sul posto per ragioni strategico-militari, in altre parole le Filippine hanno ottenuto in tutto e per tutto lo status di paese libero, ma gli Stati Uniti hanno potuto continuare a gestire la base aerea di Angeles ed il porto militare di Olongapo.

Le due cittadine non hanno niente di bello e nessuna ragione naturale o culturale per attirare il turismo internazionale. Eppure è più facile trovare degli stranieri in queste due città che in qualunque altro angolo delle Filippine.

Il giallo è di facile lettura, in realtà. Quando anni fa, i soldati americani s’installarono nelle due cittadine dell’isola di Luzon, immediatamente iniziò a fiorire il complesso mercato della prostituzione. Bordelli di ogni livello con ragazzi e ragazze di ogni età erano il centro delle attenzioni di molti dei soldati Yankee. Poi all’inizio degli anni Novanta, gli americani tornano negli Stati Uniti, e le basi militari vengono convertite in Duty Free Centers. Ma accanto alle basi il mercato del sesso continua a fiorire nonostante i soldati se ne siano andati. E’ un fenomeno che si ripete in tutte le città del mondo quando arrivano soldati stranieri, è qualcosa di noto e unanimemente considerato pericoloso. Eppure tollerato. Le radici della prostituzione sono solide e profonde e la polizia non controlla per nulla la situazione.

Bordelli travestiti da bar vendono corpi adolescenti per pochi dollari, e moltissimi stranieri, oltre che molti filippini, ne alimentano il successo. Quando una città è costretta ad ammettere che la sua prima fonte di ricchezza è il mercato del sesso, non ci sarà Governo al mondo in grado di cambiare le cose.

Ma tutto questo non importa a nessuno.

Gli Americani sono tornati nelle Filippine e si sono installati a General Santos dove hanno costruito una bella base. Hanno scelto l’isola di Mindanao, abbastanza a sud da poter tenere sotto controllo la Malesia e l’Indonesia e non particolarmente lontano dal Vietnam, dalla Thailandia, dalla Cina. Estrada, poco dopo la firma del trattato, ha venduto al suo popolo l’evento come qualcosa di eccezionale e risolutivo e le casse dello Stato si sono probabilmente gonfiate per un po’. Con quei dollari, certo senza saperlo, gli Stati Uniti hanno comprato la carne adolescente di ragazzine e ragazzini pronti per il macello del sesso.

Ma tutto questo non bisogna dirlo, non importa a nessuno, e forse alla fine cercheranno di convincerci che non è vero.



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